Giovani in affido

Estratti dal racconto di tre giovani ragazze

che hanno vissuto l’esperienza dell’affido

e l’hanno condivisa alla formazione famiglie

del 4 ottobre 2014 a Rivera.

 

ILENIA

- “A volte quando racconti agli altri, ai tuoi compagni, che sei stata prima in istituto e poi in affido presso una famiglia, ti dicono: – Poverina, che sfortunata-. Per me è fastidioso perché non mi sento sfortunata, io mi sento come tutti gli altri e mi sento bene. Anche in istituto è stato bello, le educatrici e gli educatori erano bravi, gentili, stavamo con altri bambini e facevamo tante cose.”

- “Io voglio bene a tutte e due le mie mamme, anche se un abbraccio di mia mamma è molto diverso da quello della mia mamma affidataria, ma tutti e due sono importantissimi per me.”

- “….. un abbraccio non può renderti meno forte (o più fragile)…..”

- “Quello che ho vissuto, anche il trauma, ha contribuito a farmi diventare quella che sono! Se io sono così oggi è perché ho avuto un certo tipo di percorso. Nessun evento può impedirti di prendere in mano la tua vita, di andare avanti e di avere una vita felice.”

- “Quando siamo stati collocati presso la famiglia affidataria io ero più piccola, mentre mio fratello era più grande. Un po’ lo invidio perché lui si ricorda di quando eravamo con i nostri genitori, mentre io non ho più nessun ricordo. Però lui ricorda anche tutte le cose brutte che ci sono capitate quando eravamo coi nostri genitori.

CHANTAL

- “Per me era normale trascorrere il Natale il 24 dicembre presso la famiglia affidataria e il 25 con quella naturale. Quando c’erano le Feste tutti i parenti erano presenti, quelli naturali e quelli della famiglia in affido, si parlavano. Questo è stato importante per me. Importante che andassero d’accordo.”

- “Il mio futuro lo immagino con una famiglia mia, dei bambini. Per me è scontato che porterò i miei figli dai miei genitori affidatari che saranno i nonni.”

- “Io ero una bambina molto vivace, volevo le coccole (le voglio ancora adesso), mentre mio fratello era molto più chiuso. Una volta è venuto da me e mi ha detto che anche a lui sarebbe piaciuto ricevere il bacio della buonanotte, voleva che io lo dicessi alla nostra mamma affidataria.”

- “Anche ora, che sono tornata col mio papà, il mio punto di riferimento rimangono i miei genitori affidatari, li vado spesso a trovare, ci vediamo, ci sentiamo.”

SABRINA

- “È difficile dire come uno reagisce al fatto di essere in affido, dipende dal carattere. Io per esempio di carattere sono molto tranquilla e mi tenevo tutto dentro, adesso sta “uscendo” qualcosa….” mentre mia sorellina “buttava fuori” tutto il suo malessere, era autolesionista.

- “A due anni ero già una bambina grande, cercavo di occuparmi e di proteggere la mia sorellina.”

- “È importante che figli in affido e genitori affidatari si dicano le cose, siano più naturali possibili, la comunicazione e la naturalezza sono importantissimi.”

- “Un genitore affidatario deve essere il più naturale possibile.”

- “È importante ascoltare il bambino in affido, quello che sente, il suo “parere”.

- “Io ringrazio ancora tantissimo i miei fratelli affidatari che hanno accettato di condividere l’amore dei genitori con me e mia sorella.”

- “Andavo a trovare la mia mamma, ma io non ero arrabbiata con lei, perché sapevo che la mia mamma naturale non ci poteva tenere con sé, non perché non ci voleva bene o non ci voleva tenere, ma perché non stava bene, non ce la faceva. Questo me lo spiegava sempre la mia mamma affidataria, saperlo per me è stato importante.”