Giugno

18 giugno 2008

Oggi abbiamo qualcosa da festeggiare: siamo stati ritenuti idonei a diventare genitori affidatari! Il percorso è stato impegnativo, ci ha permesso di rivedere il nostro passato, di metterci in discussione come famiglia e come coppia, ma ne valeva la pena. E soprattutto, ci ha preparati all’arrivo di un bambino in affido… Prima di iniziare il percorso, pensavamo di aver capito il significato dell’affido, ma solo ora, dopo vari incontri e riflessioni, possiamo immaginare in modo più concreto quale sia la realtà dell’affidamento familiare e quali fatiche possano riflettersi sulla famiglia affidataria, per esempio ogni volta che il bambino incontra la famiglia d’origine.

Questo momento è faticoso anche per i genitori naturali, vedere il proprio figlio collocato in un’altra famiglia, può scatenare delle gelosie, dei pensieri del tipo «loro sono in grado, noi no», con tutte le conseguenze che ciò può avere. Sapendo queste cose, sarà più facile mettermi nei panni sia del bambino sia dei suoi genitori.

Lo psicologo e l’assistente sociale ci hanno consigliato di iniziare a preparare Alice all’arrivo di un altro bambino…

21 giugno 2008

Abbiamo iniziato a parlare dell’affido con Alice. Le avevamo già accennato qualcosa prima di iniziare il nostro percorso, ma ai tempi era ancora talmente astratto che per lei era difficile capire. Ora era più facile! Devo dire che Simone è grande, mi coinvolge molto nell’educazione di Alice e questo rende tutto più armonioso. Non vogliamo che l’affido per Alice sia una cosa «imposta dall’alto», sarebbe meglio coinvolgerla e farle avere voce in capitolo. Abbiamo iniziato il discorso chiedendole cose ne pensava se nella nostra famiglia fosse arrivato un altro bambino o un’altra bambina. La sua risposta é stata immediata: «Che bello, voglio una bambina così possiamo giocare insieme! ». Quando le abbiamo spiegato che lo psicologo ci aveva consigliato un bambino maschio e più piccolo di Alice, è rimasta un momento in silenzio. «Ma come faccio a giocare con lui?» Non capiva. Simone spiegò che così lei sarebbe rimasta la «principessina» della casa, lei era sua figlia e questo nessuno glielo avrebbe tolto. Essendo più grande, poi, avrebbe potuto stabilire lei i ruoli! Questo discorso le piaceva e alla fine acconsentì… L’unica domanda che fece fu: «Ma cosa facciamo se non vado d’accordo con lui?» Qui sono subentrata io, dicendo che avremmo fatto un periodo di prova, sia per Alice, sia per il bambino, perché « non era mica detto che a lui sarebbe piaciuta la nostra famiglia!». «Va bene», disse Alice, «posso andare a giocare adesso?».

L’inizio era promettente…

29 giugno 2008

Il dialogo che abbiamo iniziato con Alice non era finito lì, è andato avanti per diversi giorni e l’abbiamo ripreso in diverse occasioni, per esempio a tavola, filosofando su quale sarebbe stato il piatto preferito del bambino. Alice era entusiasta all’idea di inventare una ricetta nuova per quando sarebbe arrivato, di raccontargli una storia prima di andare a dormire, di pensare dove avrebbe dormito il bambino, se nella sua camera o in una cameretta separata. Sembrava filare tutto liscio, le piaceva essere coinvolta nella fase preparatoria e lanciava addirittura delle idee, finché…finché siamo andati a spasso con i nostri cani, a cui Alice tiene moltissimo. Quando le è venuto in mente che anche il bambino avrebbe potuto tenere i cani, magari in settimana mentre lei era dalla mamma, ha iniziato a piangere. L’abbiamo subito rassicurata: sarebbe stata lei ad insegnare al bambino come giocare con i cani, come tenerli e come comportarsi con loro.

Credo che ora la nostra famiglia sia pronta, non ci resta che attendere la segnalazione dell’Ufficio delle Famiglie e dei Minorenni.