Rientro in famiglia

Esperienza di una famiglia affidataria.

Il rientro dei bambini affidati nelle loro famiglie naturali.

Da quando abbiamo saputo di essere diventati famiglia affidataria, mi sono posta più volte questa domanda: “come vivrò il momento in cui il bambino rientrerà nella sua famiglia naturale lasciando casa nostra?”

Non sono mai riuscita a darmi una risposta concreta, un po’ perché non volevo pensarci e d’altra parte perché ero (e lo sono tutt’ora) ben cosciente che questo momento fa parte del percorso di affido.

Poi un anno fa arrivò il “fatidico” momento: la bambina da noi accolta per quattro anni avrebbe dovuto tornare dalla sua mamma naturale. In quel frangente ho avuto la risposta alla mia domanda. Anche se son sempre stata molto felice che la bimba potesse finalmente tornare con la sua mamma, devo ammettere che all’inizio è stata dura, mi sentivo un po’ “svuotata”, come se mi mancasse qualche cosa.

Fortunatamente abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con la madre naturale della piccola e quindi siamo rimasti sempre in contatto con loro e tuttora facciamo tante cose insieme, ci vediamo spesso e la bimba a volte viene ancora a dormire a casa nostra. Si può dire che il nostro non è stato un addio vero e proprio, semplicemente un arrivederci.

Oggi posso dire di essere veramente contenta  per essere riusciti ad instaurare così un bel rapporto di amicizia con la madre della bambina, in quanto siamo diventati un po’ come una grande famiglia. Questo mi rende felice perché so che siamo riusciti a fare tutto il possibile per far star bene la bambina.

Adesso quando mi soffermo a riflettere sulla partenza della bimba, sono convinta che avrei sicuramente sofferto molto di più e il tutto sarebbe stato più traumatico se non avessimo avuto questo tipo di rapporto con la madre naturale. Molto probabilmente anche la bimba non sarebbe venuta ancora da noi così volentieri.

Naturalmente sono cosciente del fatto che purtroppo non in tutti gli affidi è possibile instaurare buoni rapporti con le famiglie naturali. Ciò mi porta a pensare che ogni affido è molto diverso dall’altro e quindi bisogna prenderlo come una nuova sfida dando sempre il meglio di sé.