Marzo

26 marzo 2008

Oggi mi sono trovata con Sandra per un caffè. Le ho telefonato in settimana per organizzare un incontro, perché ci tenevo tanto a vedere la mia migliore amica per raccontarle tutto sull’affido. A proposito, ieri io e Simone abbiamo avuto un altro colloquio con l’assistente sociale e lo psicologo. Era già passato un mese e volevano sapere come ci siamo sentiti dopo l’ultimo colloquio, e se forse c’erano dei ripensamenti. Ma quali ripensamenti! Ci piace sempre di più l’idea di accogliere un bambino nella nostra famiglia. Ci hanno spiegato che una volta ritenuti idonei, entreremo a far parte di un gruppo di famiglie affidatarie che in Ticino conta attualmente circa 150 nuclei familiari. Trovo bello sapere che non si è soli. Ma torniamo all’incontro con Sandra. Ero molto felice di poterle parlare di questa nostra esperienza, ma con grande stupore non la vedevo entusiasta come al solito. Si, era contenta per noi, ma si capiva che qualcosa le turbava… Mi ha chiesto se ci rendevamo conto che il bambino non sarebbe stato «nostro» e che probabilmente un giorno sarebbe tornato dai suoi genitori naturali. Mi disse che lei si troverebbe in difficoltà se il «suo» bambino dovesse tornare alla sua famiglia naturale: ci sarebbe rimasta molto male. Io invece sono rimasta perplessa! Non ho mai capito bene il concetto di «mio figlio è di mia proprietà», e può darsi che è per questo che finora non ho provato paura per un eventuale distacco… Ci devo pensare.

29 marzo 2008

Ho riflettuto a lungo e sono arrivata alla conclusione che non mi preoccupa l’idea che il bambino un giorno potrebbe tornare alla sua famiglia naturale. Forse perché non sono madre, non ho figli miei, o forse semplicemente perché con Alice siamo abituati al fatto che ogni domenica sera lei torna da sua mamma. Comunque, ho scoperto che Sandra non è l’unica persona a pensarla così. Ho parlato dell’affido con altre persone e il commento ricorrente era questo: «Che bravi, fate una bella cosa, ma io non potrei, ci starei troppo male quando poi il bambino tornerà dai genitori naturali»”. Sinceramente non mi sarei mai aspettata una reazione simile. È chiaro che uno si affeziona a un bambino che vive nella propria famiglia, anche se è «soltanto» per un determinato periodo, ma se questo bambino può tornare alla sua famiglia naturale significa che il «lavoro» che è stato svolto dalle varie parti– genitori affidatari, genitori naturali e operatori sociali – è stato buono! Personalmente trovo che è meraviglioso poter contribuire alla felicità di una o più persone. Ma sembra che questo non viene preso molto in considerazione dalla gente … Curioso, proverò a parlarne con gli operatori sociali durante uno dei prossimi colloqui.

31 marzo 2008

Sono stata chiamata dallo psicologo, che ha convocato solo me per un colloquio, da sola, senza Simone. Lui deve andare settimana prossima. Ha voluto conoscere la mia storia, sapere come è stata la mia infanzia e il rapporto con i miei genitori. Era tosto perché ho rivissuto buona parte del mio passato, che non è stato sempre rose e fiori. Mi ha spiegato che con questo colloquio cercano di capire anche i «retroscena» dei genitori affidatari per potersi creare un quadro completo della famiglia in cui viene collocato un bambino. Dopo il colloquio ho affrontato il tema del distacco. Lo psicologo mi ha detto che molte persone inizialmente paragonano l’affido con l’arrivo di un figlio proprio, che invece è una cosa completamente diversa. Durante l’accompagnamento dei futuri genitori affidatari il tema del distacco viene affrontato varie volte e questo aiuta a togliere dubbi e paure, per infine sentirsi pronti per affrontare questa difficile ma allo stesso momento splendida esperienza…